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venerdì 8 gennaio 2010

Sovrani e sudditi

Autore: Simo

Smettiamola!
Basta parlare di Sinistra e Destra. Basta comizi, basta battaglie verbali, basta bugie... Non facciamoci fregare. Dicono che l'Italia è il regno dei furbi, ebbene dimostriamolo e smettiamo di mentire a noi stessi: la democrazia non esiste più. E' difficile farsene una ragione, come è difficile accettare che Babbo Natale non esiste e che la Befana non verrà più a farci visita... ma bisogna fare uno sforzo, piangere un po' e poi crescere. Oh si, loro (i cosiddetti "politici") sono molto abili a camuffarsi da Santa Claus; sono bravissimi nel convincerci che la Befana ci porterà ancora i dolcetti, ma non è così. Ci trattano come dei bambini, vogliono continuare a farci vivere in un mondo di favole dove la politica ha ancora come primo obiettivo il benessere dei cittadini e lo sviluppo del Paese, dove chi sbaglia paga, dove la legge è uguale per tutti, dove il razzismo è solo un brutto ricordo, dove la crisi è quasi finita. CAZZATE. La politica è MORTA. La democrazia è MORTA. Basta smettere di guardare la TV e cominciare ad OSSERVARLA per rendersene conto: gli scontri politici sono delle farse. Gente che grida paroloni al vento senza mai arrivare al punto, senza mai ammettere colpe, senza mai realizzare qualcosa di concreto. Le uniche cose concrete sono i soldi che si intascano ogni mese, equivalenti ad uno stipendio ANNUALE di un operaio (se fortunato); sono le pensioni che ottengono con una sola legislatura, mentre tutti noi dobbiamo lavorare una vita per ottenerla; sono i privilegi che hanno sempre e ovunque, a teatro, al museo, al ristorante! E chi non è in politca cosa fa? Li guarda dal basso mentre si spartiscono la torta e intanto muore di fame. E allora perchè nessuno reagisce? Per due motivi principali: 1) accettare che NESSUNO tra i politici fa il nostro interesse è spaventoso e 2) siamo troppo comodi e il timore di perdere quel poco che abbiamo (e che comunque è tutta la nostra vita) ci terrorizza. E allora conviene illudersi che prima o poi le cose si assesteranno, che c'è ancora qualcuno in cui confidare, che verrà Superman a salvarci.
Bisogna dire NO. Bisogna capire che stiamo andando nella direzione sbagliata e cambiarla o si arriverà a un drastico punto di non ritorno... E come si fa a cambiare direzione? A piccoli passi e soprattutto muovendo il primo essenziale passetto: comprendere la VERA situazione in cui viviamo. E la situazione in cui viviamo non è una Repubblica, non è una democrazia, è un IMPERO e come in tutti gli imperi, c'è il Re, ci sono i nobili e ci sono i servi. Per vederla in maniera ancora più semplificata, ci sono i ricchi e ci sono i poveri. Punto, non c'è nient'altro! Tutto il resto è un velo di Maya che ci impedisce di riconoscere questa basilare realtà, perchè il fatto di riconoscerla corrisponderebbe ad un duro colpo per i potenti che ci velano gli occhi.
Prima di darmi del pazzo, pensateci bene. Quanto sono lontani i politici dai veri problemi della società? Quand'è stata l'ultima volta che avete avvertito un beneficio EFFETTIVO derivato DIRETTAMENTE da un'azione politica di qualsiasi fazione? Loro sono un mondo a parte, sono la casta privilegiata dei sovrani e noi siamo la casta massacrata dei sudditi. E' una visione avvilente e deprimente, ma è la realtà in cui viviamo. I politici appaiono in televisione e parlano, dicono cose, poi le smentiscono, poi le ridicono, poi si correggono, prima si attaccano, poi si alleano... Non è palese?! Ci prendono in giro. Non c'è una Sinistra, non c'è una Destra: sono solo PAROLE che hanno perso il loro significato e che vengono strumentalizzate per farci credere di viviere ancora in una Repubblica democratica dove il popolo è sovrano. NON E' COSI'. Se il popolo è sovrano, perchè è infelice? Se il popolo è sovrano, perchè guadagna meno dei politici? Se il popolo è sovrano, perchè non può scegliere i propri ministri? Sono molte le cose che non tornano se si vuole continuare a credere alla favola della democrazia. Ma se si trova il coraggio di smascherarne la menzogna, allora ogni pezzo del puzzle va al suo posto e la realtà ci appare per come è davvero. E non è una cosa da poco, perchè conoscere a fondo la situazione avversa in cui si vive ed il nemico da combattere per migliorarla è il primo e fondamentale passo verso la riconquista della dignità e della giustizia. SVEGLIA!

giovedì 3 dicembre 2009

Pier Luigi Celli e la lettera al figlio

Autore: Simo


Ormai tutti, o quasi, hanno sentito parlare della "lettera al figlio" scritta da Pier Luigi Celli e inviata a tutti i quotidiani. Qualcuno l'ha addirittura letta, me compreso, e l'ha trovata toccante, lucida, realista e tragica. E indubbiamente è così, è un testo certamente profondo, di particolare interesse per i laureandi/laureati disoccupati del paese e particolarmente struggente per i loro genitori. A costo di sembrare cinico, voglio andare controcorrente e porre un accento di dubbio sulla questione.

Ma chi è Pier Luigi Celli? Wikipedia ci dice che:

Pier Luigi Celli (Verucchio, 8 luglio 1942) è un imprenditore e dirigente d'azienda italiano, narratore e saggista, è direttore generale dell'università Luiss Guido Carli di Roma. È inoltre membro dei consigli di amministrazione di Lottomatica, Hera SpA e Messaggerie Libri.
E cos'è l'Università Luiss? Wikipedia ci dice che:

La Libera Università Internazionale degli Studi Sociali "Guido Carli", nota con l'acronimo LUISS, è un importante[2] ateneo universitario privato di Roma.
Non so voi, ma io, prima che la lettera comparisse in ogni TG e in alcuni programmi televisivi, non avevo mai sentito parlare del suddetto direttore generale della suddetta università. A giudicare dall'interesse che ogni media, cartaceo e non, ha mostrato nei confronti di questo documento, immagino comunque si tratti di un'importante figura nel panorama didattico italiano.

Però ci sono 2 cosette che mi fanno storcere il naso...

La prima è evidenziata da Wikipedia: la LUISS è un'università privata. Non solo, girovagando nel web ho scoperto che è nota per essere terreno fertile del nepotismo tra professori. Vi sono corridoi in cui le targhette degli studi dei vari docenti differiscono solo per specializzazione e nome, mentre il cognome rimane lo stesso. Si parla anche di lauree vendute... insomma, questa cosa a parer mio mette già in cattiva luce non solo l'università, ma anche il direttore generale della medesima, Celli.

La seconda evidenza fastidiosa cui accennavo prima è la seguente: guardate un po' cos'ho trovato a pagina 8 de Il Fatto Quotidiano di oggi... (n.d.r: un ringraziamento sentito a mio padre che me l'ha fatto notare)



Pier Luigi Celli pubblicizza il suo nuovo libro: "Coraggio Don Abbondio"! Gli auguro con tutto il cuore che le vendite vadano alla grande, ma penso che il caro direttore generale non abbia bisogno di buoni auspici, considerando il numero di volte in cui il suo nome è apparso su quotidiani e reti televisive, grazie alla lettera che ha toccato tutti nel profondo dell'animo. Certo, forse qualcuno potrebbe pensare che Pier Luigi sia un po' in malafede alla luce di ciò, ma, si sa, in un paese come questo è avere la maggioranza ciò che conta e sono convinto che la maggioranza rimarrà abbagliata dalla Sua lettera, direttore, e si precipiterà ad acquistare il Suo libro. E la minoranza si rassegni. In fondo è abituata a farlo.

mercoledì 4 novembre 2009

A lezione di marxismo.

Autore: Simo

Avete presente quei ragazzi che vi fermano per strada ogni maledetta volta che entrate ed uscite dall'Università o addirittura vi vengono a citofonare a casa per convincervi a partecipare a dei 'corsi di marxismo' e ad acqistare questo giornale?


Dopo anni e anni di testa china e negazioni ripetute, ho colto al volo l'offerta di un mio amico: "Partecipo alla mia prima riunione di Lotta comunista oggi, mi fai compagnia?" Per profonda amicizia e per pruriginosa curiosità non ho saputo dire di no. All'ora prevista (15.15) ci siamo incontrati fuori Palazzo Nuovo (l'edificio principale dell'Ateneo di Torino) per poi recarci nell'Aula 22. La 'lezione di marxismo' ha avuto inizio verso le 15.30, quando un ragazzo in camicia e cravatta si è seduto dietro la scrivania e ha cominciato a parlare.
Sarebbe impossibile per me riportare qui il discorso (durato 1 ora) nella sua interezza, quel che posso fare è darvi una panoramica sintetica del messaggio che ci è stato trasmesso.

Come prima cosa, l'oratore ha sferrato un attacco alle ideologie che oggi spopolano, concentrandosi in particolare sugli ambientalisti. Non è possibile, in un mondo capitalista, salvaguardare tutto e tutti: per qualcuno che sta bene c'è sempre qualcun altro che paga. Quindi NO a tutte le ideologie. La critica qui mi stava scappando spontanea: "Ma il marxismo non è un'ideologia?" Essendo probabilmente preparato a questo genere di critiche, il ragazzo mi ha prontamente preceduto aggiungendo che il marxismo non è un'ideologia, bensì una metodologia, una "cassetta degli attrezzi" per costruire un sistema economico e sociale migliore. Tornerò più avanti su questo punto.

Poco dopo, l''insegnante di marxismo' ha proferito un paio di affermazioni che mi hanno a dir poco shockato: chi vuole entrare a far parte del partito deve astenersi dal voto e non fare uso di droghe, nè leggere nè pesanti. Questo perchè qualsiasi voto a qualsiasi partito è un contributo a rafforzare il radicamento del capitalismo e perchè tutte le droghe sono strumenti di controllo e profitto capitalista. Anche qui, vi chiedo di pazientare, prometto che in seguito ogni pezzetto di puzzle tornerà al suo posto per delineare il contorno di questa esperienza.

Continuando nel suo speech, il ragazzo in camicia ci ha spiegato che nella storia mondiale le metodologie del comunismo marxista sono state applicate solo una volta: durante la rivoluzione bolševica e il governo di Lenin.

Nel dibattito che ha seguito il discorso ho posto la seguente domanda: «Dici che il comunismo è un sistema perfetto e che sotto Lenin venne applicato pienamente, ma allora cosa è andato storto?» La risposta è stata celere e ben preparata: «Dopo la morte di Lenin non si può più parlare di vero comunismo, perchè Stalin instaurò con la forza un capitalismo di Stato (mascherato da comunismo) e soppresse ferocemente tutti i veri partecipanti della rivoluzione, tutti i veri comunisti. Il comunismo avrebbe funzionato, ma è stato estirpato con la violenza di una dittatura.» Non essendo preparato sulla storia del periodo, ho preferito non controbattere, per quello c'è sempre tempo.

Durante il dibattito, un altro ascoltatore ha posto una domanda interessante (n.d.r. la abbellisco e sintetizzo un po'): «Ma perchè il capitalismo non dovrebbe funzionare? A me sembra che rispecchi perfettamente l'animo dell'uomo. Il bisogno di prevalere sugli altri, di arricchirsi sempre di più, il menefreghismo, l'egoismo, è triste dirlo, ma sono tutti aspetti intrinsechi all'animo umano.» Anche qui, risposta pronta e confezionata: «Non sono d'accordo. Nel corso della storia, ciò che ha permesso all'uomo di evolversi, di crescere e di svilupparsi, non è stata la concorrenza, ma la cooperazione. Quindi, anche se fosse vero ciò che dici, per cercare il proprio bene, l'uomo dovrebbe comunque combattere la sua indole e ricercare la collaborazione tra gli individui e non la concorrenza.»

L'ultimo argomento è stato la vendita del loro giornale. Ci è stato detto che la vendita del giornale è l'anima del loro partito, perchè è il loro metodo principale per educare al marxismo le minoranze interessate e per acquisire fondi per la costruzione di un partito marxista di stampo europeo. Questo per non ritrovarsi disorganizzati ed isolati, come accadde ai bolševichi, quando ci sarà la prossima guerra mondiale (non SE, ma QUANDO), che potrà essere fermata solo con un'altra rivoluzione comunista, proprio come accadde nel '17.

Qui, alla fine del discorso, è partito il dibattito, i cui punti salienti (al di là di quelli che ho già riportato sopra) si riassumono in critiche contro lo stile in cui è scritto il loro giornale (complicato e sicuramente non adatto a coinvolgere la maggior parte dei già pochi lettori) e il fatto che il nome 'comunista' è ormai troppo compromesso dalla storia e il suo significato deformato da personaggi che a pugno alzato hanno poi fatto l'esatto contrario di ciò che il marxismo insegna. Purtroppo, su questi due punti, l'oratore ha dimostrato una certa chiusura mentale, appendendosi a motivazioni inconsistenti per poter dire: "no, questo non si cambia."

Poi saluti, strette di mano e ognuno per la propria strada... più o meno. Appena usciti dall'aula, uno dei comunisti si è precipitato a fare il simpaticone con me e il mio amico. E' stata una sensazione alquanto fastidiosa e, trovo, anche offensiva nei riguardi della nostra intelligenza: davvero mi reputi così stupido da non capire che cosa sta succedendo? Te lo spiego io: in quell'aula, mentre il cravattone parlava, tu e altri avete prestato attenzione non al discorso, ma a chi sembrava davvero interessato (e quindi una possibile preda) tra coloro che ascoltavano. Il mio amico ed io avevamo certamente mostrato un grande interesse per la questione, avevamo posto parecchie domande, sembravamo attivi. E così ci hanno sguinzagliato dietro il cagnolino di turno che ha il compito di fare le feste, leccare e fare gli occhi dolci. Sfortunatamente per lui, abbiamo capito subito che cosa stava succedendo e ce ne siamo liberati con l'indifferenza. Aggiungo un particolare che tra poco risulterà rilevante: il comunista di cui vi ho appena parlato (iscritto al partito) aveva in mano una sigaretta.

E ora il momento che mi piace di più: mettiamo insieme i pezzi del puzzle e creiamo un'immagine definita di ciò che ho visto e sentito.

Partirei dalla questione 'no droghe'. Voi, comunisti insegnanti di marxismo, mi siete venuti a dire che rifiutate e disprezzate qualsiasi uso di droghe, perchè sono metodi di controllo e profitto impiegati dal capitalismo per tenerci in pugno... Ma me lo venite a dire con una Marlboro in mano? Come potete pretendere di essere presi sul serio se vi sparate una gaffe simile? Mi sembrava di trovarmi in una vignetta di Vauro... Le sigarette non saranno categorizzate come droghe, ma la loro vendita di sicuro è uno dei principali sistemi di guadagno del capitalismo!

Inoltre mi sfugge un particolare: voi comunisti, cosa fate hic et nunc per cambiare il mondo? Siete astensionisti, quindi non votate, ergo non modificate nè in bene nè in male, l'assetto politico dello Stato. Ad ascoltarvi, l'idea che uno si fa di voi è questa: un gruppo di venditori di giornali che fanno sedute di indottrinamento al fine di reclutare altri venditori di giornali, per produrre altri giornali che richiederanno altri venditori di giornali, etc etc... E tutto questo per cosa? Per costruire, nel giro di chissà quanto tempo, un partito marxista europeo, costituito da minoranze (parole vostre) che possa sostenere e dirigere un'eventuale futura rivoluzione comunista di stampo bolševico la quale dovrebbe fermare un'eventuale futura Terza Guerra Mondiale che sarà l'apice della crisi del capitalismo. Mmm... ma questo non si chiama idealismo? E voi non eravate contrari alle ideologie?

Non so, forse sono ipercritico, ma tutta la vostra convinzione davanti ai miei occhi vacilla parecchio. Poi, per carità, è stata la mia prima e unica 'lezione di marxismo' e sicuramente intendo approfondire e invito tutti a provare almeno una volta ad ascoltarli perchè hanno tante buone idee quante idee piuttosto contestabili, ma è già meglio di ciò che si sente dire dai nostri politici, poco ma sicuro.

Senza ombra di dubbio, il mio giudizio avrebbe potuto essere più positivo se non fosse stato per il segugio reclutatore del Politecnico che ci è corso dietro scondinzolando quando abbiamo lasciato l'aula. Quando gli ho detto di non voler vendere alla gente qualcosa che non conosco bene e quindi di voler approfondire, prima di iscrivermi ad un partito, lui mi ha risposto con una frase agghiacciante: «Eh ma guarda che ci sono più di 40 libri spessi così da leggere se uno si vuole informare bene, mica vorrai leggerli tutti! Dovresti iniziare con piccoli passi: inizia a vendere il giornale e poi, piano piano, impari e studi». Certo, è più importante vendere il giornale che sapere cosa c'è scritto. Got it.

venerdì 30 ottobre 2009

Povera patria...

Autore: Simo

Che cosa vuol dire "essere italiani"?

Vuol dire andare a puttane e tradire la moglie senza mai perdere la messa della domenica? Vuol dire essere bugiardi e senza scrupoli? Vuol dire pizza, pasta e mandolino? Vuol dire odiare le altre culture ma dichiararsi a favore dell'integrazione? Vuol dire essere in pace e continuare ad inviare militari nelle zone di guerra? Vuol dire andare a votare un politico senza nemmeno conoscere i punti salienti del suo programma? Vuol dire giustificare un reato perchè "tanto lo fan tutti"? Vuol dire accusare una vittima di stupro di essere una puttana? Vuol dire essere troppo limitati per comprendere che viviamo in una società e che ogni cosa, positiva e negativa, che facciamo per essa ci torna indietro come un boomerang? Vuol dire pensare che evadere le tasse possa risolvere la crisi? Vuol dire essere i pagliacci dell'UE? Vuol dire trovarsi in posizioni bassissime nelle graduatorie mondiali per la libertà d'espressione? Vuol dire sapere quando chiudere un occhio e quando chiuderne due? Vuol dire far finta di niente quando c'è un cadavere per terra? Vuol dire ricattare? Vuol dire sputare su ogni diritto umano? Vuol dire rigettare qualsiasi morale? Vuol dire non avere nessun valore a parte "riempirsi la panza"? Vuol dire essere nelle mani di politici corrotti? Vuol dire guardare il Grande Fratello e provare noia alla sola idea di informarsi seriamente su che cosa ci capita intorno? Vuol dire essere convinti di aver sempre ragione e non accettare mai un cambiamento, anche se in meglio? Vuol dire avere paura di fare la cosa giusta? Vuol dire essere indiffirenti? Vuol dire non avere un futuro? Che cosa vuol dire "essere italiani"?

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico,

ma nazione vivente, ma nazione... europea.

Cosa sei?

Terra di infanti, affamati, corrotti

governanti impiegati di agrari,

prefetti codini,

avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,

funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,

una caserma, un seminario, una spiaggia libera,

un casino.

Milioni di piccoli borghesi, come milioni di porci,

pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,

tra case coloniali scrostate ormai come chiese.

Proprio perchè tu sei esistita,

ora non esisti.

Proprio perchè fosti cosciente,

sei incosciente

e solo perchè sei cattolica

non puoi pensare che il tuo male

è tutto il male, colpa di ogni male.

Sprofonda

in questo tuo bel mare...

Libera il mondo.




Questo è solo ciò che è sotto i nostri occhi adesso. Ma c'è molto di più, da molto più tempo e che fa molto più schifo. Perdonate lo sfogo, ma io mi vergogno di condividere la mia nazionalità con gente che alle domande di prima, se fossero sincere, risponderebbero di sì. E avevo bisogno di chiarirlo.

martedì 27 ottobre 2009

DAS BERLUSCONI - Quiz

Autrice: Enrica

Se ogni tanto vi capita di spulciare qualche giornale straniero, vi sarete già sicuramente accorti quanto i nostri vicini europei ci considerino ridicoli, rispetto alla nostra situazione politica più che rispetto al popolo italiano.
Ebbene, oggi ho trovato un giochino molto divertente sul Süddeutsche Zeitung… http://www.sueddeutsche.de/politik/57/306020/spiel/
Il titolo è: KENNEN SIE DEN CAVALIERE? Che tradotto significa “conoscete il Cavaliere?”.
Esatto, è un giochino, un quiz, per vedere cosa ne sa la gente, in questo caso tedesca, del nostro caro primo ministro. Sulle prime mi sono messa a ridere, poi ci ho pensato bene. Adesso siamo diventati un gioco, con tanto di regole e di punteggi massimi? Ah, è questa dunque la considerazione data al nostro governo? Ma che bello! Ma cosa ne vogliono sapere, loro?
Prima di arrabbiarmi con i crucchi, ho deciso di dare un’occhiata ai risultati. Indovinate un po’? I tedeschi ne sanno, oh sì che ne sanno! Sono ai primi posti in classifica! Ma sapete chi c’è verso il fondo della classifica? Tanti italiani… Allora mi dico: dai, magari non hanno semplicemente capito le domande, o le risposte. Poi ci ripenso: uno che non sa il tedesco non può nemmeno cominciarlo, il quiz, quindi per forza deve avere capito.
Allora ho fatto anche io il test. Con 12 domande giuste su 15 (mea culpa, una non l’ho capita e due non le sapevo.. non avevo idea che il presidente del Belize avesse dedicato un’intera isola a Berlusconi, chiamandola Silvio Bay..), sono comunque verso la cima della classifica. Non ci voleva tanto. Considerato che quasi tutte le domande erano basate sul conflitto di interessi, sulle leggi a favore di Berlusconi e sui suoi ministri, un italiano che guardi il tg la sera, seppure distrattamente, dovrebbe saper rispondere in modo esatto.
Poi la mia mente ha formulato un altro, inquietante pensiero: ma tutte queste cose non le dicono la sera al tg! Certo che no! Ecco perché nessuno sapeva che lavoro facesse la Carfagna prima di essere eletta ministro.. E le altre domande? Effettivamente, al tg5 mai nessuno ci dirà di Silvio Berlusconi e del suo conflitto di interessi, sarebbe a loro stesso discapito. Ma la domanda più divertente, quella che ha alzato, spero, il punteggio degli italiani, è sicuramente questa:
  • Chi è la moglie del cavaliere?

a)Mara Carfagna

b)Noemi Letizia

c)Veronica Lario


Effettivamente uno straniero avrebbe potuto fare confusione. Non metto nemmeno la mano sul fuoco che tutti gli italiani che hanno fatto il quiz abbiano risposto esattamente. Era stato un tale bombardamento di notizie in quell’occasione che, ricordo, quasi quasi mi veniva da schierarmi dalla parte di Silvio…

giovedì 22 ottobre 2009

De contemptu mundi.

Autrice: Erica

Ogni sera davanti allo specchio devo ripetermi, come karma, che sono giovane, che a differenza dei miei avi, e similmente ai volatili, ho la facoltà di migrare con una relativa facilità. E' naturale, è biologico: appena le condizioni di vita in un habitat si fanno insane, l'essere vivente o si adatta o emigra. E dal momento che adattarsi ora significa lobotomizzarsi, il cerchio si restringe.

Non chiedo democrazia, parità di diritti, libertà di stampa, di parola, di fede ecc. No. Queste sono le cose che chiede Miss Italia insieme a "free Tibet".
Non sono una sessantottina, ho smesso di pensare che queste cose si realizzino sul serio, almeno in parte. Non ci credo più e ho l'anima piuttosto serena a riguardo, senza sentirmi una disfattista o fatalista.

Lo Stato italiano, la popolazione italiana, non sono fatti per una convivenza pacifica, basata sul contratto sociale, basata sulla pace e sul rispetto. Non è colpa di nessuno. Quando eravamo tanti piccoli stati, questa continua belligeranza ha portato sì a guerre ma anche a periodi luminosi in cui eravamo un faro nella politica, nelle arti, nella cultura europee.
Come diceva il superlativo Orson G. Welles:

In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia e cos'hanno prodotto? Gli orologi a cucù.

Scherzi a parte (la Svizzera è un nobile paese e a lei saremo eternamente grati per tutto quello che ci ha dato e che continua a dare ai nostri evasori ;-D), quello che mi preme sottolineare è che ciò che disse Massimo D'Azeglio: Abbiamo fatto l'Italia, adesso dobbiamo fare gli Italiani, è ancora ben lungi dal realizzarsi.
Mi chiedo spesso, che ce ne facciamo di uno Stato sovrano e annessi e connessi, di essere parte di tutti i G7, 8, 9, 20 ecc., se non sappiamo governare bene a casa nostra? Come possiamo relazionarci bene agli altri paesi, se il nostro stesso paese è un trogolo?
E' ovviamente difficile reggere un paese e fare in modo che esso vada avanti e si sviluppi, ed è chiaro e scontato che lungo questo percorso si possano incontrare delle difficoltà più o meno ingenti.
Ma io ammiro la fatica che sta dietro il buon funzionamento di un apparato, le maniche rimboccate, gli individui a questo preposti che fanno di tutto per. Capisco l'inciampo e condanno chi vuole lo Stato Perfetto hinc et nunc, che neanche Tommaso Moro, senza camminare nelle scarpe di chi davvero si applica affinchè questo accada.
E sì, capisco anche che nella gestione di uno stato sopraggiungano ad un certo punto interessi personali, beghe private ecc., sebbene in misura ristretta, perchè capisco che scegliamo uomini e donne come noi quando ci sono le elezioni, non déi assolutamente privi di cupidità et casti et puri. We're human, after all. Sì, ci posso ancora entrare in quell'ottica.

Ma, c'è un MA enorme.

Come si può anche sperare che uno Stato si indirizzi sulla retta via, se manca ciò che personalmente ritengo basilare?

Il buon gusto.

Il buon gusto di non mentire spudoratamente.
Il buon gusto di non insultare i deboli.
Il buon gusto di non insultare l'avversario.
Il buon gusto di non adottare l'attacco stile "ma anche lui", ai fini della propria personale difesa.
Il buon gusto di mantenere le promesse.
Il buon gusto di sapersi esprimere.
Il buon gusto di non urlare.
Il buon gusto di sapere quando è il momento di ritirarsi.
Il buon gusto di sapere quando è il momento di sbattere la mano sul tavolo.
Il buon gusto di sbatterla raramente.
Il buon gusto del rispetto.

Io sono schifata, non dalle scelte politiche, per quanto se ne facciano ancora, a me eventualmente avverse. Si è in democrazia, quindi ammetto l'opposizione. Ma perchè manca così tanto qualcosa di cui una volta eravamo i maestri indiscussi? Perchè ho nostalgia di un passato che non ho vissuto? Perchè una volta i poeti e gli scrittori erano ritenuti in sommo grado, mentre adesso nelle nostri corti ci sono solo nani e ballerine? Perchè le voci di dissenso cordiale ed educato sono così rauche, inaccessibili nella loro lontananza ascetica dai mali di questo mondo?
Perchè, non solo abbiamo costruito una fabbrica del consenso ma lo abbiamo fatto basandoci sulla cafonaggine, sullo strillo, sullo spioncino della serratura?

Sono molto amareggiata perchè in tal modo, non si potrà sperare in una forma mentis sana nei posteri, se tutto sarà basato sulla più bieca e becera demagogia fatta di luoghi comunissimi e frasi fatte da cui personalmente, cerco di tenermi il più alla larga possibile.

Tutto ciò per mostrarvi questo, un rotocalco di presunto approfondimento preso dalle reti Mediaset di qualche giorno fa. Qualcuno ha detto che negli USA il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da riporto. Io mi permetto di aggiungere che è uno di quei maledetti cagnolini grandi come la mia mano che strepitano e urlano, senza difendere il loro padrone e, che per dimostrargli la loro stupida dipendenza, portano un bastone inzaccherato di saliva. Blah.




Sono schifata e disgustata da TUTTO quanto si vede in quel video.

martedì 20 ottobre 2009

SarANNO ZERO.

Autore: Simo

Ma che è questa cosa?




ANNOZERO o Uomini e Donne? E' Santoro quello o è la De Filippi senza trucco?
C'era una volta, in una terra lontana lontana, la discussione civile. Pensate: quando una persona esprimeva una sua opinione, l'altra stava in silenzio ad ascoltarla! E poi, solo quando arrivava il suo turno, iniziava a controbattere nel silenzio rispettoso dell'altro che aveva già parlato! Immaginate: informazione chiara e limpida... Ma un giorno arrivò un drago cattivo che si chiamava showbusiness e fagocitò tutto ciò per poi digerirlo e andare di corpo. Fu così che nacque il talk show.
Se avete preso visione del filmato, all'inizio del presente post, avrete certamente notato che chiarezza ed educazione non sono state di casa nell'ultima puntata di ANNOZERO (più o meno come nelle precedenti). Ma perchè uno dei pochissimi programmi di informazione politica rimasti nella nostra televisione deve ridursi a questo? La risposta ce la danno i Queen: "Show must go on".

Basterebbero poche semplici precauzioni per evitare di scendere a dei livelli così bassi di inciviltà. Ad esempio, azzerare il volume dei microfoni eccezion fatta per quello di chi ha il turno di parlare. Quella del «parlare sopra» è una tattica molto diffusa nei dibattiti politici, da entrambe le parti, ma è in particolar modo cara agli esponenti di destra. E' impressionante l'insistenza con cui, primo tra tutti, Castelli (ma anche gli altri non scherzano) interrompe i discorsi dei rappresentanti della sinistra e l'arroganza con cui lo fa non ha limiti. In tal modo impedisce che i messaggi più scomodi giungano alle orecchie del pubblico e questo è sintomo di codardìa. Perché se veramente sei in grado di controbattere senza problemi lo fai dopo, quando tocca a te, anche se ti sembra che l'altro stia dicendo menzogne o cose irrilevanti. Tu aspetti. Per rispetto delle idee altrui e del pubblico che se sta guardando il programma è perché quelle cose le vuole sentire. Non puoi sostituirti al giudizio dell'audience e decidere per gli spettatori ciò che devono e non devono sentire: è per questo che esiste il telecomando. Come dicevo prima, azzerando il volume dei microfoni di chi deve ascoltare (e non disturbare) il problema sarebbe risolto: che abbaino pure in studio, che dimostrino pure tutta la loro cafonaggine, tanto il messaggio al pubblico arriverebbe lo stesso! E la cosa sarebbe vicendevole, sarebbe vera par condicio.
Altro semplice accorgimento da accostare al suddetto per rendere ancora più par la condicio: inquadrature fisse su chi parla. Per due motivi:
1) ti voglio vedere in faccia quando mi parli, voglio guardare i tuoi occhi, le espressioni che hai, il modo in cui gesticoli, perché sono tutti aspetti che pesano sul mio giudizio finale.
2) vedere il volto di un politico che fa smorfie, sorride o addirittura sogghigna, mentre il suo avversario parla, sminuisce la veridicità e l'importanza del messaggio di quest'ultimo.
Non so voi, ma, giunto a questo punto del mio ragionamento, mi è venuto da chiedermi: "Accidenti, è così semplice! Perchè non lo fanno?"
Ricordate che prima ho citato i Queen? "Show must go on", ecco perché. Perchè oggigiorno lo show, lo spettacolo è più importante dell'informazione, perfino in un programma di informazione. Se davvero ANNOZERO adottasse le misure di cui ho scritto in precedenza, quanti politici accetterebbero ancora di presentarsi in studio? Quanti avrebbero la coscienza (e la fedina penale) così pulita da accettare un confronto veramente alla pari con degli avversari? Magari è solo un'impressione, ma guardando il video mi è parso che le argomentazioni dell'onorevole Castelli, a parte momenti rari come fiocchi di neve nel deserto, si siano limitate ad insulti verso il pubblico e a frasette fuorvianti e del tutto incoerenti, atte semplicemente a creare confusione e perdere il filo del discorso (ad esempio quando ripete che un certo articolo giornalistico non è a pagina 3, non è a pagina 3, non è a pagina 3... come se avesse una qualche importanza rispetto all'argomento trattato nel medesimo). Chissà se questo video riporta alla luce qulalcosa nella vostra memoria:



Notate la difficoltà con cui Berlusconi affronta una discussione civile in cui non può coprire le parole altrui. Innumerevoli le leggende comiche nate sul blocknotes del Presidente del Consiglio, in seguito a questo confronto, che viene ricordato ancora adesso come una delle peggiori figure fatte dal Cavaliere. Inoltre sappiamo anche che quelle elezioni, le vinse Prodi, così come sappiamo che non fu in grado di mantenere in piedi il governo offertogli da Berlusconi su un piatto d'argento.

Non si è mai più visto un confronto di questo tipo nella nostra televisione. Sarà un caso? Non so, ma io inizio a non credere più nelle coincidenze. E' questa la verità, i politici temono di trovarsi in situazioni simili ed è per questo che non si presenterebbero mai in un programma come ANNOZERO se fosse improntato sullo schema del confronto del 2006. E come può il programma esistere, come può lo show andare avanti se i politici più in vista si rifiutano di farsi vedere? A questo bisogna aggiungere che se la televisione italiana trabocca di talk show un motivo ci dev'essere: la maggioranza dell'audience li adora.

Non dimentichiamoci che Santoro, prima di essere un amante dell'informazione, resta sempre e comunque uno showman e il suo lavoro consiste anche (se non principalmente) nell'avere alti indici di share (e nell'evitare un secondo editto bulgaro). Però questo non giustifica una tale perdità di qualità nell'informazione e nel modo in cui questa viene trasmessa. Di questo passo, presto vedremo anche stacchetti di ballerini scoordinati e gli Amici di Maria che starnazzano in mezzo al pubblico, mentre Santoro, indossata una parrucca bionda, ci propone il nuovo logo del programma: